Finalmente, sarete in grado di rispondere all'annosa domanda su cosa ce ne faremo mai noi italiani di 53 mln. tonn di petrolio l'anno.
Aggiornamenti sugli sviluppi politici, economici, tecnologici ed ambientali dal mondo dell'energia. Con cadenza random.
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giovedì 26 settembre 2013
Sankey Diagram by IEA
Un'utilissimo strumento messo a disposizione dalla IEA per consultare dati e statistiche sui bilanci energetici e dei consumi energetici finali per settore di pressoché tutti i Paesi del mondo: si chiama Sankey Diagram, e lo trovate a questo link.
lunedì 1 luglio 2013
Nuovo studio di Maugeri sullo shale in USA
Leonardo Maugeri (per i pochi che non dovessero conoscerlo, qui un bigino) ha pubblicato un nuovo studio sullo state of the art dello shale oil negli USA. Lo studioso italiano si interroga, anche in questo lavoro, sulla natura e sulla transitorietà della rivoluzione shale, analizzando una mole impressionante di dati sui pozzi estrattivi di petrolio da scisti in America. Ecco gli spunti più interessanti del lavoro:
- Le logiche estrattive dello shale. A differenza di quanto avviene per i pozzi estrattivi tradizionali, dove lo sviluppo richiede un periodo di tempo piuttosto lungo e garantisce poi una produzione di petrolio più o meno continua per alcuni anni, le shale well hanno tempi di sviluppo e di esaurimento molto più brevi. Si pensi che un pozzo raggiunge normalmente il picco di produzione nei nei primi 30 giorni, e successivamente il production rate scende del 40%-50% nel primo anno e di un ulteriore 30-40% nel secondo. Da qui la necessità di perforare una quantità innumerevole di pozzi anche solo per mantenere i livelli produttivi di un bacino shale: secondo Maugeri, nel caso di Bakken-Three Forks, sono necessarie 90 nuovi pozzi ogni mese per mantenere il livello di produzione costante a 0,7 mln. bbl/g. Tale fenomeno è definito come drilling intensity.
- La non-replicabilità dell'esperimento americano: l'elevata drilling intensity viene individuata come uno dei principali ostacoli per replicare lo shale boom al di fuori degli USA; è difatti molto difficile trovare un altro Paese al mondo con la stessa disponibilità di materiale e strumenti necessari a sostenere la drilling intensity dello shale. Si pensi che nel 2012, delle 3.518 drilling rigs attive nel mondo, il 54% si trovavano negli USA, che nello stesso anno aveva una "spare capacity" pari a circa 200 drilling rigs.
martedì 11 giugno 2013
Peak oil demand is the new black
Anche l'editor energia e commodities dell'Economist Simon Wright è d'accordo con la teoria della peak oil demand, di cui ho bloggato qui e qui. Le ragioni di Wright sono spiegate nel video riportato sotto.
lunedì 10 giugno 2013
Risorse shale, nuove stime dall'EIA
L'EIA ha pubblicato un nuovo studio sulle risorse mondiali (o quasi) di gas e petrolio intrappolate nelle rocce scistose. Lo studio è un aggiornamento di un lavoro del 2011, rispetto al quale è stato incrementato il numero di Paesi e di bacini geologici presi in esame; le zone prese in esame sono quelle colorate nella cartina riportata qui sotto. L'Italia non è inclusa nello studio.
Qualche considerazione sullo studio:
-Prima di farsi prendere da facili entusiasmi sulla "rivoluzione che sconvolgerà il mondo dell'energia", ricordiamoci che il report parla di technically recoverable resources, cioè di quelle risorse che sarebbe possibile estrarre, stanti le tecnologie attuali, indipendentemente dal loro costo d'estrazione. Si noti quindi che la logica economica alla base delle scelte di produzione/investimento delle compagnie dell'O&G non rientra nelle considerazioni alla base del report.
-Rispetto al 2011, le risorse stimate da shale aumentano del 10% per quanto riguarda il gas naturale e ben del 900% per quanto riguarda il petrolio.
- Si conferma come notevolissimo il peso delle risorse shale sulle risorse totali di idrocarburi. A livello mondo, per il gas le risorse da scisti rappresentano il 32%, mentre per il petrolio il 10%.
- In Cina ci sarebbe un sacco di shale gas. Con le giusta combinazione di condizioni economiche e geologiche, la Cina potrebbe avere a disposizione abbastanza shale gas per soddisfare il fabbisogno dei prossimi 240 anni (of course, a consumi fissi 2012).
- In Russia le risorse di shale oil sono state stimate in 75 mld/bbl, che ne farebbe il primo Paese per risorse di petrolio da scisti al mondo.
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lunedì 15 aprile 2013
Giù i prezzi di benzina e gasolio; ampi margini per ulteriori riduzioni
Scendono in maniera marcata i prezzi alla pompa di benzina (-2,1 €/cent w/w) e gasolio (-2,0 €/cent w/w) da autotrazione in Italia, seguendo il trend al ribasso dei prezzi internazionali che si protrae dall'ultima settimana di marzo.
Alla base di tale discesa dei prezzi troviamo ragioni sia strutturali che congiunturali. Il calo previsto della domanda globale di petrolio (vedi post precedente), atteso ormai anche da OPEC e dall'IEA, nonché le previsioni della EIA sul calo (-0,2% y/y) della domanda di benzina in USA durante il periodo della driving season estiva possono essere enumerati tra i fattori che hanno contribuito al calo sintetizzato nel grafico riportato.
Alla base di tale discesa dei prezzi troviamo ragioni sia strutturali che congiunturali. Il calo previsto della domanda globale di petrolio (vedi post precedente), atteso ormai anche da OPEC e dall'IEA, nonché le previsioni della EIA sul calo (-0,2% y/y) della domanda di benzina in USA durante il periodo della driving season estiva possono essere enumerati tra i fattori che hanno contribuito al calo sintetizzato nel grafico riportato.
mercoledì 10 aprile 2013
Domanda petrolio, "the end is nigh"
Con questo post voglio ritornare su alcune delle considerazioni fatte in questo post,che parlava dello studio di Citi (qui una sintesi di FT). sulla crescita (o melgio detto, decrescita) della domanda petrolifera, anche alla luce dei commenti che si sono susseguiti sulla stampa specializzata al memo pubblicato da Citi.
Riassumendo all'osso il report di Citi, Kleinman e soci ci dicono che:
1) I consumi di petrolio raggiungeranno il picco entro il 2020 intorno ai 90 mln.bbl/gg
2) Le potenzialità globali di sostituzione tra petrolio e gas naturale sono molto elevate ( 4mln.bbl/gg al 2020)
Gli analisti di Argus, in un pezzo apparso sull'AGM di venerdì scorso, contestano le conclusioni di Citi. In particolare, viene mossa una critica sulla ratio tra crescita del PIL e aumento della domanda di petrolio di 0,3% utilizzata da Citi. Tale cifra corrisponde alla media del periodo 2006-2011, ma è la metà di quella della media per il periodo 2000-2005 (0,6%) e, a quanto sostiene Argus, sembra una scelta piuttosto arbitraria, fatta allo scopo di giustificare una crescita della domanda globale di petrolio dell 1,2% annuo tra il 2013 e il 2020.
Inoltre, Argus contesta che sperare di ottenere gli efficientamenti del parco circolante da Citi (nell'ordine del 2,5% /anno per i nuovi veicoli immessi nel mercato) è piuttosto irrealistico, soprattutto alla luce della riluttanza di molti governi dei PVS ad adottare standard di efficienza sui carburanti e sui consumi auto che potrebbero danneggiare i propri produttori nazionali. Ciò è testimoniato anche da un report del GFEI sui progressi nell'efficienza dei veicoli commerciali: se nell'OCSE l'efficienza media è aumentata del 2,4%/anno nel periodo 2005-2011 (2,7 nel periodo 2008-2011), nei Paesi non OCSE, l'efficienza media è aumentata solo dello 0,1%/anno nello stesso periodo.
Insomma, il picco della domanda petrolifera e una sua stabilizzazione sono inevitabili, ma, secondo Argus, non nei modi e per le ragioni elencate dagli analisti di Citi.
martedì 2 aprile 2013
Domanda Oil, scende o non scende?
C'è un articolo interessante sul FT, firmato dall Global Head of Energy Strategy di Citigrup, Seth Kleinman, sulla crescita della domanda di petrolio negli anni a venire. La tesi centrale dell'autore è che i consumi petroliferi globali NON sono destinati a crescere nel lungo periodo, a dispetto del consensus in merito tra i big dell'industria energetica globale (giusto ieri, il ministro del petrolio Saudita Naimi sosteneva che la domanda di petrolio per il futuro è "solida", ma questa è un'altra storia).
La ragione? L'effetto sostituzione gas/petrolio. Secondo Kleinman, tale fenomeno, che stiamo iniziando a sperimentare in questi anni, diventerà sempre più marcato negli anni a venire, per via della continua diminuzione del prezzo del gas naturale, a sua volta legato alla c.d. shale revolution.
Interessanti sono i dati e le argomentazioni che Kleinman porta a sostegno della sua tesi. Tanto per cominciare, l'autore ridimensiona l'affermazione "more money, more car drivers" che viene spesso utilizzata come principale giustificazione della crescita futura (e presente) della domanda petrolifera in Cina e in altri mercati emergenti: l'affermazione è corretta, ma ciò che si tende spesso a dimenticare è che i bisogni degli automobilisti concorrono solo per il 25% ca. alla domanda di petrolio globale, come mostrato nella tabella sottostante (dati OPEC riferiti al 2010).
Molti operatori attivi nei settori diversi da quello Auto stanno sostituendo o hanno in programma di sostituire prodotti a base petrolifera con il gas naturale; negli USA, esempi possono essere trovati nell'aviazione, nella logistica (UPS e Fedex) e tra le stesse compagnie petrolifere, che sempre più spesso preferiscono far funzionare le proprie trivelle con motori a gas naturale. In UE, la Commissione ha annunciato un'ambiziosa strategia sui combustibili puliti, che potrebbe portare all'installazione di stazioni di rifornimento di GNL in tutti i 139 porti marittimi e interni della rete centrale transeuropea e alla creazione di una stazione di rifornimento ogni 400 km lungo le strade della rete centrale europea. In Cina, le vendite di camion funzionanti a GNL rappresentavano l'8% del totale nel 2012; inoltre, anche in seguito ai pesanti fenomeni d'inquinamento che stanno affliggendo il Paese (e ben riassunti qui), il governo sta spingendo per una transizione verso combustibili più "puliti".
La tesi è indubbiamente interessante, e Kleinman non è certo l'unico a sostenere che a breve potremmo vedere il picco della domanda petrolifera. Restiamo sintonizzati, fiduciosi che il dibattito sui consumi dell'oro nero non è destinato ad esaurirsi nel breve periodo.
La ragione? L'effetto sostituzione gas/petrolio. Secondo Kleinman, tale fenomeno, che stiamo iniziando a sperimentare in questi anni, diventerà sempre più marcato negli anni a venire, per via della continua diminuzione del prezzo del gas naturale, a sua volta legato alla c.d. shale revolution.
Interessanti sono i dati e le argomentazioni che Kleinman porta a sostegno della sua tesi. Tanto per cominciare, l'autore ridimensiona l'affermazione "more money, more car drivers" che viene spesso utilizzata come principale giustificazione della crescita futura (e presente) della domanda petrolifera in Cina e in altri mercati emergenti: l'affermazione è corretta, ma ciò che si tende spesso a dimenticare è che i bisogni degli automobilisti concorrono solo per il 25% ca. alla domanda di petrolio globale, come mostrato nella tabella sottostante (dati OPEC riferiti al 2010).
Molti operatori attivi nei settori diversi da quello Auto stanno sostituendo o hanno in programma di sostituire prodotti a base petrolifera con il gas naturale; negli USA, esempi possono essere trovati nell'aviazione, nella logistica (UPS e Fedex) e tra le stesse compagnie petrolifere, che sempre più spesso preferiscono far funzionare le proprie trivelle con motori a gas naturale. In UE, la Commissione ha annunciato un'ambiziosa strategia sui combustibili puliti, che potrebbe portare all'installazione di stazioni di rifornimento di GNL in tutti i 139 porti marittimi e interni della rete centrale transeuropea e alla creazione di una stazione di rifornimento ogni 400 km lungo le strade della rete centrale europea. In Cina, le vendite di camion funzionanti a GNL rappresentavano l'8% del totale nel 2012; inoltre, anche in seguito ai pesanti fenomeni d'inquinamento che stanno affliggendo il Paese (e ben riassunti qui), il governo sta spingendo per una transizione verso combustibili più "puliti".
La tesi è indubbiamente interessante, e Kleinman non è certo l'unico a sostenere che a breve potremmo vedere il picco della domanda petrolifera. Restiamo sintonizzati, fiduciosi che il dibattito sui consumi dell'oro nero non è destinato ad esaurirsi nel breve periodo.
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