giovedì 17 ottobre 2013

Il reshape del mercato della raffinazione

La raffineria di Jubail, un gigante in grado di processare 400.000 bl/g realizzato in partnership da Total e Saudi Aramco, dovrebbe iniziare a esportare i primi cargo di prodotti nel mese di novembre, stando a quanto confermato da alcuni trader.
Jubail sarà in grado di produrre circa 100.000-120.000 bl/g di benzina e riuscirà in questo modo a fare fronte alla crescente domanda di distillati leggeri dei sauditi, più che raddoppiata tra il 1995 ed il 2012. 

Il fenomeno spiazzerà le export di prodotti leggeri che provenivano dal bacino del mediterraneo e dirette verso il regno saudita. Che cosa significa tutto ciò? Che probabilmente la raffineria MOL di Mantova non sarà l'ultima a chiudere nel nostro Paese. 

giovedì 26 settembre 2013

Sankey Diagram by IEA

Un'utilissimo strumento messo a disposizione dalla IEA per consultare dati e statistiche sui bilanci energetici e dei consumi energetici finali per settore di pressoché tutti i Paesi del mondo: si chiama Sankey Diagram, e lo trovate a questo link.
Finalmente, sarete in grado di rispondere all'annosa domanda su cosa ce ne faremo mai noi italiani di 53 mln. tonn di petrolio l'anno. 
 

lunedì 1 luglio 2013

Nuovo studio di Maugeri sullo shale in USA

Leonardo Maugeri (per i pochi che non dovessero conoscerlo, qui un bigino) ha pubblicato un nuovo studio sullo state of the art dello shale oil negli USA. Lo studioso italiano si interroga, anche in questo lavoro, sulla natura e sulla transitorietà della rivoluzione shale, analizzando una mole impressionante di dati sui pozzi estrattivi di petrolio da scisti in America. Ecco gli spunti più interessanti del lavoro: 

-   Le logiche estrattive dello shale. A differenza di quanto avviene per i pozzi estrattivi tradizionali, dove lo sviluppo richiede un periodo di tempo piuttosto lungo e garantisce poi una produzione di petrolio più o meno continua per alcuni anni, le shale well hanno tempi di sviluppo e di esaurimento molto più brevi. Si pensi che un pozzo raggiunge normalmente il picco di produzione nei nei primi 30 giorni, e successivamente il production rate scende del 40%-50% nel primo anno e di un ulteriore 30-40% nel secondo. Da qui la necessità di perforare una quantità innumerevole di pozzi anche solo per mantenere i livelli produttivi di un bacino shale: secondo Maugeri, nel caso di Bakken-Three Forks, sono necessarie 90 nuovi pozzi ogni mese per mantenere il livello di produzione costante a 0,7 mln. bbl/g.  Tale fenomeno è definito come drilling intensity.  

- La non-replicabilità dell'esperimento americano: l'elevata drilling intensity viene individuata come uno dei principali ostacoli per replicare lo shale boom al di fuori degli USA; è difatti  molto difficile trovare un altro Paese al mondo con la stessa disponibilità di materiale e strumenti necessari a sostenere la drilling intensity dello shale. Si pensi che  nel 2012, delle 3.518 drilling rigs attive nel mondo, il 54% si trovavano negli USA, che nello stesso anno aveva una "spare capacity" pari a circa 200 drilling rigs.